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Poesie sul mare: Le 7 più belle e profonde in assoluto

    Il mare ha avuto un ruolo molto importante nella poesia sin dagli albori della stessa poesia.Così impetuoso e allo stesso tempo calmo, pericoloso e bello, il mare è protagonista nella storia di molte culture, rendendolo una metafora intimamente personale e ampiamente universale.

    Per raccontare il più grande ecosistema acqueo a parole abbiamo usufruito di alcuni dei migliori poeti celebri di tutti i tempi.

    Ecco quindi una raccolta delle più belle poesie sul mare per apprezzarne la maestosità e l’infinita bellezza.Eccole per voi!

    Mare: Le poesie più belle e famose

    Poesie sul mare

    Uomo libero, amerai sempre il mare!
    perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
    nell’infinito svolgersi dell’onda
    l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
    non meno amaro. Godi nel tuffarti
    in seno alla tua immagine; l’abbracci
    con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
    si distrae dal tuo suono al suon di questo
    selvaggio ed indomabile lamento.
    Discreti e tenebrosi ambedue siete:
    uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
    dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
    mare, le tue più intime ricchezze,
    tanto gelosi siete d’ogni vostro
    segreto. Ma da secoli infiniti
    senza rimorso né pietà lottate
    fra voi, talmente grande è il vostro amore
    per la strage e la morte, o lottatori
    eterni, o implacabili fratelli!

    (Charles Baudelaire)

    Come se il mare separandosi svelasse un altro mare, questo un altro, ed i tre solo il presagio fossero d’un infinito di mari non visitati da rive –il mare stesso al mare fosse riva-questo è l’eternità.

    (Emily Dickinson)

    Io scrissi,un giorno, il suo nome sulla spiaggia,
    ma vennero le onde a cancellarlo;
    lo scrissi di nuovo, con l’altra mano;
    ma venne la marea a depredare le mie fatiche.

    “Uomo sciocco – mi disse Lei – che tenti invano
    d’immortalare una cosa mortale:
    poichè io stessa perirò allo stesso modo,
    e persino il mio nome sarà cancellato”.

    “No – risposi – lascia che siano le cose meschine
    a morire e farsi polvere; tu invece vivrai nella gloria:
    i miei versi eterneranno le tue rare virtù
    e scriveranno nei cieli il tuo nome glorioso.
    E nei cieli, mentre la morte abbatterà il mondo intero,
    vivrà il nostro amore, rinnovando un’altra vita”.

    (Anonimo)

    Quale voce giunge sul suono delle onde che non è la voce del mare? E’ la voce di qualcuno che ci parla, ma che, se ascoltiamo, tace, perché si è ascoltato. E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo. Sono isole fortunate, sono terre che non hanno sito, ove il Re dimora aspettando. Ma, se ci andiamo svegliando, tace la voce, e c’è solo il mare. (Fernando Pessoa)

    Febbre del mare,
    devo tornare sul mare, solitario sotto il cielo,
    e chiedo solo un’alta nave e una stella per guidarla,
    colpi di timone, canti del vento,
    sbuffi della vela bianca,
    e bigia foschìa sul volto del mare
    e un bigio romper dell’alba.
    Devo tornare sul mare, ché la chiamata
    della marea irruente è una chiara
    selvaggia chiamata imperiosa;
    e io chiedo soltanto un giorno di vento
    con volanti nuvole bianche,
    pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.
    Devo tornare sul mare, alla vita
    di zingaro vagabondo; alla via
    delle balene e degli uccelli marini,
    dove il vento è una lama tagliente;
    e io chiedo solo un’allegra canzone
    da un compagno ridente e un buon sonno
    e un bel sogno
    quando la lunga giocata è finita.

    (John Masefield)

    O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è terminato;
    la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato;
    vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
    mentre gli occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
    ma o cuore! cuore! cuore!
    o gocce rosse di sangue,
    là sul ponte dove giace il mio Capitano,
    caduto, gelido, morto.

    (Walt Whitman)

    M’affaccio alla finestra, e vedo il mare: vanno le stelle, tremolano l’onde. Vedo stelle passare, onde passare: un guizzo chiama, un palpito risponde. Ecco sospira l’acqua, alita il vento: sul mare è apparso un bel ponte d’argento. Ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni?

    (Giovanni Pascoli)

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